Strisce pedonali tra i Bipiani e le nuove case, Ponticelli 2023 Ph: Davide Scognamiglio

31 dicembre 2023, Napoli

Decalogo per un buon 2024

Per amor di parole-trampolino, scrivo simbolico talvolta, ma mai ambiguo. Di tutto quanto segue, assumo su di me responsabile abilità.

Anno finisce, anno principia. Ho avuto la febbre e ho potuto fermarmi. Ho prodotto un semplice decalogo che riguarda il mio lavoro, a scanso di equivoci, con alcuni semplici consigli per l’uso, dedicato a collegh, a chi dirige, a chi decide, a chi vota, a chi sceglie, a chi suggerisce, a chi paga il biglietto e a chi no, a chi partecipa, a chi apprezza, a chi ignora, a chi determina, a chi ha potere, a chi è impotente, a chi è prepotente, a chi fa buon viso a cattivo gioco. Ricordare: il gioco, se tale, non è cattivo mai.

Ecco la dovuta premessa:

Arte è libera espressione in liberi linguaggi, forme, sostanze, contenuti e componenti. Se manipolata dalla committenza non è arte. Se strumentalizzata dalla funzione non è arte. Se sminuita a intrattenimento non è arte. Se riservata esclusivamente a categorie circoscritte non è arte. Precaria per sua stessa natura, non computabile né ascrivibile in orari e calendari, trasversale alle comuni occupazioni, non indipendente dalle comuni necessità, l’arte è tale quando, come le scienze, ci eleva e ci sposta dallo ‘status quo’. Arte è tale dunque qualunque sia la questione impermanente che la occupi, in qualunque epoca e stato, sociale e religioso. Oltre alla Natura, che ne è maestra, le persone ne fanno esercizio, da quando esiste il mondo conosciuto e fino a quando lo stesso ignoto esisterà.


Di tutte le arti che nutrono l’esistenza e a cui non smetto di esternare gratitudine, ho eletto per me quella del Teatro, per scelta e per combinazione, essendo ai miei occhi appunto il teatro arte di gioco sublime capace di combinare in sé diverse altre arti sorelle, complici di messe in scena dalla singolare complessità, fluido amalgama di poesia, letteratura, musica, arte, architettura, danza, filosofia e acrobatica emozionale.
Esercito il mio devoto artigianato nutrendomi dei frutti di maestre e maestri immensi, varcando strade inusitate e con occhi attenti ai tesori sommersi, ché in questa vita è forse l’emersione la faccenda che mi è più cara, sovrastata io stessa da strati e strati di noncuranza. Anch’io ho trovato più diamanti nel letame che nelle gioiellerie, più talento fuori dai teatri che dentro, più luce nelle dimenticanze che sotto i riflettori. 

Poiché tutte le cose sono in relazione, questa riflessione riguarda soprattutto la parte di noi che non si occupa di teatro. E poiché il tempo sposta, e qualcosa dalla notte dei tempi finora si è mosso, insieme alla tridimensionalità, al virtuale e all’artificiale, siamo diventati capaci, ovvero capienti, di pluridisciplinarità, poliamore, pluralità, nei fatti e anche nelle parole, per definire senza confinare, per sprigionare, per liberare in sé e fuori di sé. 

Singolare soffermarsi sulla parola plurale? Intendiamola come sinonimo di molteplice: stringiamo il campo per sconfinarlo, leggiamo lo specifico nella sua applicazione trasversale, facciamo scempio virtuoso delle specialità acquisite praticandole in ambiti diversi. Ancora più semplicemente: se so fare bene qualcosa in un ambito, con buona probabilità quelle stesse competenze acquisite saranno utili e valevoli anche negli ambiti non ovviamente connessi, ambiti in cui ciascun agisce e impatta, volente e nolente, ambiti come la casa, come la città, come il mondo, come la vita, ambiti in cui in anni vecchi e in anni nuovi, più che ambìti sono gli sviluppi felici.

Fatte le dovute premesse, ecco lo schematico ed esplicito decalogo secondo il quale occorrerebbe conoscere e riconoscere che:


1. Teatro = Lavoro
2. Lavoro = Retribuzione
3. Retribuzione = Tasse
4. Tasse = Tutele
5. Tra le tutele: equità di opportunità e trattamento per donne e altre maggioranze sacrificate.
6. Tra le tutele: equità di opportunità e trattamento da parte delle istituzioni nei confronti di artist indipendent non appartenenti alle istituzioni o direttamente filiat da esse.
7. Tra le tutele: equità di opportunità e trattamento tra artist al sud, centro e nord Italia, e ancora tra paesi diversi e con diverso PIL.
8. Riconoscimento e tutela dell’unicità autoriale, dei processi creativi e dei loro esiti. Valorizzazione di spazi e occasioni per la ricerca nelle arti e scienze. Sviluppo delle reti di cooperazione per la ricerca e la creazione artistica.
9. Sostegno senza limitazioni alla formazione e alla partecipazione a progetti e opere d’arte per persone non abbienti. Conseguente sviluppo delle politiche culturali per una congrua applicazione professionale delle competenze acquisite in fase di formazione.
10.  Ecosostenibilità delle opere dalle fasi di creazione fino alla loro conservazione e fruizione. Adeguata diffusione delle opere finite per un’adeguata partecipazione comunitaria al dialogo artistico, sociale, civile.

Tutto questo riguarda il teatro, quindi riguarda le persone, quindi riguarda il pianeta che le persone abitano, quindi riguarda tutte le creature viventi, quindi riguarda anche i morti, gli antenati e le loro tracce lasciate nei paesaggi e nelle città, quindi riguarda le tradizioni e le innovazioni, quindi riguarda il vivere, riguarda i conflitti, riguarda la guerra e necessariamente, la pace. 

Buon 2024 di pace!

Adriana

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