Questa volta la letterina la scriviamo a doni già ricevuti, increduli e grati per quanto accaduto nei mesi difficilissimi che sono trascorsi, increduli per aver resistito, e grati per aver condiviso le difficoltà e non essere rimasti soli, forti di aver tentato ogni giorno di resistere (ci avete ricordato, quindi insegnato, che Resistenza è la parola) e di esserci a volte riusciti nel lavoro che è nato nonostante la pandemia, in giorni complicati, nel rispetto di misure durissime e faticose da accettare e praticare per chi come noi costruisce le proprie pratiche in un fare comunitario, di prossimità, di contatto; ci siamo riusciti forse anche grazie alla natura stessa di questo nostro lavoro, che ha saputo farsi strada di bellezza anche in dialogo rispettoso con la paura e la morte.

La gratitudine è soprattutto nei confronti di tutte le persone che hanno alimentato il fragilissimo sacro fuoco di queste arti, nonostante tutto, nonostante venissero ogni giorno pubblicamente screditate, messe in disparte, dichiarate non utili, non necessarie, non indispensabili.

A chi, vicino o lontano, non si è sottratto, si è messo in ascolto, ha riconosciuto il valore e ne ha alimentato una parte, restituiamo tutta la forza ricevuta in rinnovata cura, rinnovata attenzione, rinnovata forza.

Restiamo lucidi, cinici, poetici e critici, nessun angolo è stato smussato.

Sappiamo bene che pratichiamo pace in campi di battaglia, campi in cui la paura e la morte hanno radici profondissime, in cui la cronaca terribile che ci è toccata in sorte è solo la nuova superficie di antichi abissi torbidissimi in cui sguazzavamo da tempo, in cui abbiamo imparato a galleggiare senza sapienza di vera bonifica: un enorme pantano in cui profitto e progresso si sono fatti sinonimi, e l’arte un lusso per gente che ha tempo da perdere.

Il nostro augurio adesso non è solo la sopravvivenza, è piuttosto la moltiplicazione di questo esercizio di quotidiana piena presenza, restituzione di valore e di senso, scelta di essere al mondo per sporgersi oltre sé, accanto, davanti, anche dietro volendo.

Ci e vi auguriamo il coraggio di nominare, una per una, le parole che mettono al mondo, le parole capaci di creare, edificare, rimarginare, guarire, avere cura . Nominare nelle parole e nelle azioni.

Che si possa imparare di nuovo, meglio ancora, a giocare con la creazione e con la luce, giocare a guardare e lasciarsi guardare.

Auguri di luce delicata, costante e resistente, che bagni le nostre vite e il nostro fare, luce che indori i profili e le linee, che sveli i segreti pronti a venire al mondo, le sostanze e le forme, che faccia chiare le direzioni e le linee di incontro. Auguri di rinnovata e corale luce dopo tanta solitaria penombra.

Buon Natale ManoVale, e felice anno nuovo!

Adriana Follieri, Davide Scognamiglio