Prima Nazionale site-specific e people-specific 6, 7 e 8 luglio 2025 ore 21:00, Bipiani di Ponticelli, Napoli Campania Teatro Festival
Un progetto di Manovalanza. A cura di Davide Scognamiglio e Daniele Ciprì. Referente Scientifico Prof. Rosario Sommella. Regia Adriana Follieri. Disegno luci Davide Scognamiglio e Sebastiano Cautiero. Spazio scenico Emanuele Perelli. Con le attrici e gli attori abitanti dei Bipiani di Ponticelli e la comunità artistica di #Foodistribution Carmela Barone, Sire Camara, Daniele D’Ari, Hawa Diarra, Morena Di Matola, Pasquale Di Matola, Rebecca Di Matola, Alessia Di Pace, Francesco Esposito, Pedro Giovanni Bejarano Fiascunari, Xhesika Kolici, Abdulaye Kone, Miriam Lanzini, Carmela Marchionne, Klea Matodashaj, Elseda Nikolli, Brunella Paolillo, Giulio Pastore, Emanuele Perelli, Tergit Plaku, Gaetano Ruggiero, Davide Scognamiglio, Djeneba Toure, Emanuela Felicia Tushi, Gabriella Tushi, Antonio Varriale, Fatima Varriale E con Paola Maria Cacace, Francesca Capasso, Veronica D’Elia Con la partecipazione di Marcello Squillante e Gianluca Fusco / Ars Nova. Aiuto regia Monica Palomby, Valerio Pietrovita. Assistenti spazio scenico e allestimento Alessia Di Pace, Giulio Pastore. Costumi Carmela Barone. Assistente ai costumi Brunella Paolillo. Sound designer Fiore Carpentieri. Consulenza musicale Carla Pastore e Fondazione Pietà dei Turchini. Coreografie Cynthia Fiumanò. Documentazione fotografica Tommaso Vitiello. Acconciature Anna Benedyk. Collaborazione artistica Immacolata Bisaccia, Giulia Capasso, Silvia Cioni, Salvatore Di Matola, Federico Esposito Alaja, Fernando Fevola, Cynthia Fiumanò, Carlo Galiero, Valbona Lamce, Maria Lanzini, Rosanna Lanzini, Carlo Martello, Valentina Martiniello, Nicoletta Marchetti, Annamaria Nocera, Daniele Oliva, Monica Palomby, Maria Paolillo, Raffaella Pennone, Massimo Renzetti, Gioia Antonia Terrano, Antonio Testa, Vladi. Direzione organizzativa Velia Basso. Location manager Xhesika Kolici. Logistica e direzione di palcoscenico Gianluigi Signoriello. Cerimoniale Nicoletta Marchetti. Video Elio Ugo Di Pace. Foto di scena Ivan Nocera. Comunicazione social Emanuele Di Cesare – Sokan Communication. Ufficio Stampa Rossella Gibellini – PEPITApuntoCom. Fornitura audio e video DM Service di Daniele Piscicelli. Amministrazione AEQUOR. Produzione MANOVALANZA. Con il sostegno della Fondazione Campania dei Festival e IUO Istituto Universitario L’orientale Di Napoli – PRIN – Progetti di Rilevante Interesse Nazionale 2024 indetto dal MUR Ministero dell’Università e della Ricerca. In co-produzione con Coop4art per la cura e gestione dello spazio urbano e delle strutture dedicate al pubblico. Progettazione Tribuna Amodio Parenti | Architetti. In collaborazione con Fondazione Pietà dei Turchini. Sponsor Edildovi S.R.L., Mainsolution, S.A.V.I.C. S.R.L. Media Partner Malgrado Le Mosche. Si ringraziano: Mirella La Magna / GRIDAS, Marino Amodio, Enrico De Capoa, Salvatore Di Matola, Daniele Ciprì, Libera D’Alessandro, Arli Kolici, Marco Follieri, Teodora Hodoroga, Giuseppe Lanci, Raniero Madonna, Lorena Muñoz, Bianca Parenti, Salvatore Scognamiglio, Rosa Velotti, Art&Craft di Eugenio Picardi, la VI Municipalità di Napoli e tutte le persone che abitano i Bipiani.

©photo Ivan Nocera
Entrare ai Bipiani è un’esperienza singolare, la prima volta così come adesso, dopo molti anni. È singolare lo spazio delimitato eppure aperto, dalle geometrie regolari di edifici rettangolari, su due livelli, disposti a pettine, con una piazza centrale. È unico il loro colore, blu avio tra l’asfalto e il cielo, e l’intreccio inestricabile dei fili elettrici e delle tubature con le piante, verdissime. La vite americana ombreggia l’amianto. I piccoli gatti passano tranquilli, e ora sono arrivati i passerotti che furtivi zampettano in una quiete fuori dal tempo. È un luogo misterioso, difficile da leggere. La città manifesta appena la sua traccia nelle automobili parcheggiate, il resto sembra intrecciare senza contaminarsi presente e passato, mondo urbano e civiltà contadina, Napoli e Sud America. È sacra l’aria che si respira, tranquilla, colma di pazienza. La lettura di questo frammento di realtà è delicata e complessa; la vita che passa dentro le case-container è misteriosa proprio quanto ciò che scorre all’esterno, tra un Bipiano e l’altro, esterno deserto d’inverno, che in primavera e poi d’estate si anima di presenze: bambini che giocano all’aperto, donne africane che tramano rapidissime le lunghe ciocche di capelli per farne treccine, uomini che curano le aiuole come giardini regali, donne che attraversano tutta la lunghezza di questo pettine rientrando a sera cariche di borse da lavoro. Tutto senza rumore, senza il frastuono della città, così naturalmente ci si accorda a volumi più intimi, meno invadenti. La voce di Lillino suona come un richiamo d’uccello, somiglia in certe giornate a una risata di gabbiano, entusiasmo acuto e gutturale che attrae e consola. La visione d’insieme affonda nei piccoli dettagli, l’elica del ventilatore che gira lenta in lontananza, le scale che collegano il piano inferiore con quello superiore del Bipiano, una porta semiaperta con la tenda colorata e consunta, la piccola baracca che è nido e laboratorio oltre-domestico, mondo piccolo incastonato nel mondo grande con le sue gemme: uno specchietto, cacciaviti, trapano, il piccolo vaso da cimitero a cinque bocche coi fiorellini freschi in mezzo alle bottiglie di gin; e poi i tubi dell’acqua che come contagocce irrigano con costanza la fessura nell’asfalto, abbeveratoio sicuro per calabroni che girano intorno festosi. Tra dentro e fuori i bidoni colorati della spazzatura con tutto quello che non vi è contenuto, brandelli di casa e di vita buttati al margine del marciapiede. Camminare è cercare l’appoggio saldo del piede su questa strada che è dissestata e piena di voragini soltanto all’interno del muretto di cinta, e che fuori lascia lo scorrimento veloce delle macchine, dei motorini, del tempo. Nelle case, provvisorie da quarant’anni, abitano famiglie la cui storia si intreccia: africani, albanesi, napoletani, separati dalle pareti sottilissime incapaci di isolare ogni rumore, ogni intimità; abitanti vicini per forza e uniti dal profondo rispetto di chi non sente timore per l’esistenza altrui, orari, abitudini, rituali, odori e sapori diversi, diversi modi di nominare il divino, di festeggiare, di vivere.
Sembra circolare e infinito il fluire delle esistenze al di qua della siepe. Infinito l’immaginario concimato dal vivere discreto. Di fronte si vede il cantiere con la sua voragine pronta ad accogliere le fondamenta delle nuove case. Chi guarda i Bipiani rischia di dimenticarlo. Chi ci abita lo vede insistere davanti a sé come una promessa pungente che è meglio tenere segreta perché non si consumi. Non è facile leggere il luogo che non riesce ad entrare in un solo colpo d’occhio, e ancor più complesso diventa volerne ascoltare le profondità stratificate. È come se sotto i Bipiani ci fosse una luce preziosa che ha resistito al dolore e alla dimenticanza. Una foglia d’oro che riflette e moltiplica i raggi solari e lunari. Forse non capiamo, e ci riempiamo gli occhi e le bocche di questa foglia d’oro, specchi anche noi, riverberanti. Quando ogni abitante avrà saltato la siepe allora vomiteremo la luce, senza violare il segreto, esploderemo finalmente in risate cristalline che non si consumano, infinite anche loro. Vi porto a vedere. Vi lascio ciò che vedo. Ora guardate voi. Ora guarda tu, se sai, poeta.
Adriana Follieri

©photo Ivan Nocera
Fb: Foodistribution ; ManoValanza
Ig: foodistribution.manovalanza ; instamanovalanza
email: foodistribution@manovalanza.it
web site: www.manovalanza.it