Una storia vera

Regia: Adriana Follieri

Drammaturgia: Adriana Follieri e Fiorenzo Madonna

Con: Antonio Maione | Carmine Paternoster

Progetto e disegno luci: Davide Scognamiglio

Elementi di scena e costumi: Luciano Di Rosa | Selvaggia Filippini

Supporto scenotecnico: Eugenio Picardi | Lab Art&Craft

Registrazioni audio: Luciano Esposito | Groovin Music Studio

Foto di scena: Davide Scognamiglio

Produzione MANOVALANZA in coproduzione con Fondazione Campania dei Festival

Spettacolo vincitore di E45 Napoli Fringe Festival 2015 

Prima nazionale 10, 11 giugno 2015 ore 19,00 per E45 Napoli Fringe Festival al Ridotto Teatro Mercadante

TONINOT non è solo il titolo dello spettacolo. TONINOT è un nome proprio, contenente nel suono la matrice della terra che lo origina, terra di sud Italia che fa di tutti i nati Antonio dei toni risuonanti a lungo, ben oltre le sillabe del nome, terra di Tonì che echeggiano… ragazzi proiettati in avanti come frecce, accentati pure loro sull’ultima vocale.

Tonino è un nome proprio che a un certo punto, anziché rimbalzare da una voce all’altra si è fermato e ha fatto i conti con se stesso: nome, cognome, terra d’origine, strade e vicoli percorsi, correnti, incontri, scontri, decisioni, gioie forsennate e sbagli irreparabili, fino a diventare TONINOT, nome e parola che si specchia, restituendo allo sguardo un’immagine doppia e multiforme che si viene incontro, resiste agli impulsi di fuga e si scopre profondissima e mai uguale a se stessa. Come un quadro, questa palindroma e sfaccettata istantanea scattata sull’esistenza, sulle difficoltà delle scelte di un adolescente, sulle inquietudini, le menzogne, i silenzi che possono condurre a delinquere, sulle parole che spingono a riscattarsi, traduce il reale in opera d’arte, il racconto in teatro.

Lo spettacolo TONINOT è dunque la storia vera, raccontata dal protagonista stesso, di un ragazzo che, affidate alla malavita le pulsioni di gioventù, verrà confinato nell’isolamento del carcere per circa vent’anni. Tonino in gioventù riottoso ad ogni regola precostituita, adesso è ribelle al silenzio che conduce all’oblio. Il nostro TONINOT è la ricerca ribelle alle previsioni convenzionali, a tutti i finali già scritti.

Il testo si muove su due livelli: il racconto di aneddoti e memorie fedeli si intreccia a drammaturgie poetiche e visionarie, accompagnando senza soluzione di continuità la narrazione cronachistica in territori astratti, ora epici, ora di spiazzante semplicità.

La regia traduce sguardi, cronache e punti di vista in una dinamica scenica a due: Tonino e il suo giovane alter ego, compattati in un solo multiforme personaggio, specchio di se stesso e dell’Italia malavitosa degli anni ’80; specchio di una vita fatta di scelte e sottoposta ad una legge che è uguale per tutti. È da questo avvilente collettivismo che cerchiamo di guardare l’individuo, ché non ci interessa il reato ma il rito, umano, profondo e silenzioso, rito che nessuna riforma ha mai pensato di disciplinare.

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