Progetto di ricerca con Giovani Attori|Danzatori e Non Attori Anziani

Partecipazione al XXVI VolterraTeatro Festival con il Primo Studio itinerante | 2012

Menzione speciale Scintille Festival Asti Teatro 35 | Asti | 2013

Partecipazione alla XXXIV Edizione Benevento Città Spettacolo | Teatro De Simone | 2013

Explò | Teatro Ghirelli di Salerno | Fondazione Salerno Contemporanea | Stagione 2014/15

Regia: Adriana Follieri

Aiuto Regia: Fabio Cotone | Claudio D’Agostino

Attori|Danzatori: Dora De Maio | Cynthia Fiumanò | Fiorenzo Madonna | Nello Provenzano | Rino Rivetti

E con i Non Attori Anziani del laboratorio integrato di Manovalanza

Dramaturg: Francesco Nappi

Disegno luci: Davide Scognamiglio

Scenografia: Eugenio Picardi | Laboratorio scenografico Art&Craft

Costumi: Lucia Votoni

Foto di scena: Daniele D’Ari

Produzione MANOVALANZA | in collaborazione con EX ASILO FILANGIERI/LA BALENA

Lo spettacolo MatriMORO è il frutto di un progetto di ricerca sui riti di passaggio (matrimoni e funerali) iniziato da Manovalanza nel luglio 2011 rivolto ai giovani attori e danzatori del Sud Italia e alla generazione dei loro nonni. Facendo confluire nel percorso creativo i diversi settori di teatro, danza, fotografia, video documentario, antropologia e lavoro sul campo, siamo arrivati alla definizione di un prodotto artistico articolato che vede integrarsi sulla scena giovani attori professionisti e Non attori anziani.

Sulle trame (an)affettive mutuate dalla storia biblica di Caino e Abele si districano i nodi delle molte domande nate dalla ricerca: la vicenda divina diventa vicenda umana, quotidiana storia di una famiglia e degli amori, delle crisi, dei tradimenti e dei riconoscimenti che al suo interno si consumano; la famiglia diviene luogo di contenimento degli individui e dei personaggi prima e dopo il loro passaggio nel fuori, mondo in cui non si trova posto, mondo precario. 

Lo smarrimento dell’uomo che si affaccia al mondo, Caino segnato e condannato ad errare, ci riporta alla domanda di partenza, nel tentativo di riconoscere un capro espiatorio che sia altri da noi: qual è il mio posto nel mondo? Perché il mio sacrificio non è gradito? Chi sta facendo, adesso, la parte di Dio? Forse Abele, figlio capace di doni graditi a Dio, somiglia ai nostri nonni; forse Caino siamo noi. Così misteriosamente colpevoli ci ritroviamo a scoprire il piacere di una profonda assoluzione che sia perdono, che sia dono che non chiede grazie in cambio. Come mare in balìa della sua stessa forza dirompente, lo spettacolo racconta i riti di passaggio dell’umano nel suo tentato rapporto col divino, in una serrata commistione di generi, estetica vitale di forma che sa continuamente comporsi e negarsi.

RASSEGNA STAMPA

MatriMORO di Manovalanza (regia di Adriana Follieri) è un teatro-patchwork che avanza per quadri e cerca più dialoghi: quello tra giovani e anziani (tra sceneggiata e disco music, musica anni Ottanta e canzone napoletana, matrimoni e revival) e quello tra bene e male (Caino da una parte, Abele dall’altra, i colori bianco e rosso che dominano tutto il lavoro)…                                               

  Simone Pacini – Krapp’s Last Post

La regista, con grande maestria ha dato vita e corpo ad uno spettacolo retto dal perfetto equilibrio tra drammaticità e leggerezza, regalando al pubblico attimi di pura tensione teatrale e frangenti che riportano a riscoprire la bellezza della vita. Ma MatriMORO non è solo questo, è un contenitore di Bellezza e di Metafore che non si possono tradurre tutte in parole. Abilissima e ben riuscita è la regia che non lascia cali di attenzione, nonostante lo spettacolo non preveda dialoghi tra i personaggi, ma soltanto tra attori e pubblico, e che dona allo spettacolo una struttura davvero ottima. MatriMORO è uno spettacolo studiato nei minimi particolari, dalle luci ai costumi, dalla bella scenografia alle musiche.

Carmela Pugliese – Quarta Paret

L’energia degli attori è davvero ammirevole, si impegnano totalmente per interpretare i personaggi assegnati senza mai abbandonare il personaggio di se stessi. La tensione emotiva sempre viva è in grado di stupire ogni volta il pubblico nei cambiamenti di scena e situazioni. Gli “apparenti appunti sconnessi” e la frammentarietà con cui è ben costruito il testo sono espedienti strutturati per mettere in scena le lacerazioni all’interno dell’animo umano e quelle, invece, della storia, che è stato l’uomo stesso a generare. Lo spettacolo è, dunque, una riflessione sui “riti” di passaggio: amore e morte, cadere e rialzarsi, passaggio divino ed umano, passaggio di precarietà tra generazioni, ma vi è una forte riflessione sulla possibilità di salvarsi in mezzo a questa crisi e questa apparente distruzione e negatività.                                                                                                         

Simona Perrella – Il Pickwick

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